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La pubblicazione della nuova Legge di Bilancio in «Gazzetta Ufficiale» e la firma del CCNL Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024 confermano, purtroppo senza alcuna sorpresa, ciò che ANDA denuncia da anni: manca una reale volontà politica di investire sull’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. E questo nonostante non siano mancati emendamenti specifici proposti dall’ANDA e presentati da diverse forze politiche nel corso dell’iter parlamentare.
Ancora una volta, nei documenti che dovrebbero indicare le priorità strategiche del Paese, l’AFAM semplicemente non esiste. La Legge di Bilancio non prevede misure dedicate, non stanzia risorse strutturali, non affronta il problema del sottofinanziamento cronico del settore. Nessun segnale sul rafforzamento degli organici, nessuna prospettiva di sviluppo, nessuna risposta alle condizioni di lavoro sempre più difficili che caratterizzano accademie e conservatori.
A questo quadro già fortemente negativo si aggiunge un nuovo contratto nazionale che lascia l’amaro in bocca. Il CCNL 2022-2024, sottoscritto presso ARAN, introduce aumenti economici minimi, largamente insufficienti a compensare l’inflazione e la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. Si tratta di interventi marginali, che non incidono in modo significativo sulle retribuzioni e che non affrontano le vere emergenze del comparto: precarietà diffusa, carichi di lavoro crescenti, assenza di un reale riconoscimento professionale.
Per il personale AFAM il risultato è un vero e proprio doppio schiaffo: nessuna attenzione nella manovra finanziaria e un contratto che aggiunge poco, troppo poco, se non miseria. Un settore che forma le future generazioni di musicisti, artisti, performer e professionisti della cultura continua a essere trattato come una voce residuale, sacrificabile, priva di qualsiasi dignità strategica.
Come ANDA, non possiamo che denunciare con forza questa situazione. L’AFAM non è un costo da comprimere, ma un investimento sul patrimonio culturale, artistico e umano del Paese. Senza risorse adeguate, senza un contratto all’altezza, senza una visione politica chiara, il sistema continuerà a impoverirsi, trascinando con sé lavoratrici e lavoratori sempre più penalizzati.
È tempo di dirlo con chiarezza: l’AFAM merita molto di più di quanto previsto da questa Legge di Bilancio e da questo contratto.
Come ANDA continueremo a dimostrare quale sia il valore del settore e quanto esso sia centrale per il futuro del Paese, nella speranza che prima o poi arrivino risposte concrete. Nel frattempo, non resta che augurarsi che il nuovo anno sia finalmente più propizio per l’AFAM.
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