La recente nota ministeriale n. 7553 del 24 luglio avente per oggetto “Reclutamento personale docente e ricercatore a.a. 2026/2027” presenta al suo interno anche un paragrafo dal titolo “Chiarimenti in materia di orario, lezioni e obblighi del personale docente”.
Il documento richiama il monte ore annuale di 324 ore, di cui almeno 250 destinate alla didattica frontale, precisando che le ulteriori attività proprie della funzione docente – partecipazione agli organi collegiali, ricevimento degli studenti, tutoraggio, assistenza alle prove finali, supervisione delle tesi, partecipazione alle sessioni d’esame e altre attività connesse – non concorrono alla formazione del monte ore, ma costituiscono obblighi di servizio.La nota richiama inoltre le competenze del Consiglio accademico e del Direttore nella programmazione, nella ripartizione delle attività e nella verifica del completamento dell’impegno orario, attribuendo particolare rilievo alla corretta tenuta e alla vidimazione dei registri delle lezioni.
Si tratta di disposizioni che, considerate singolarmente, si collocano nel quadro della normativa e della contrattazione vigente. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il contenuto puntuale dei chiarimenti.
La questione è più ampia e investe il modo stesso in cui viene oggi rappresentata e amministrata la funzione docente nell’AFAM. Negli ultimi anni il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica è stato interessato da un processo di trasformazione sempre più evidente. L’AFAM non è più – se mai lo è stata – una semplice prosecuzione specialistica dell’istruzione scolastica. È un sistema di istruzione superiore che rilascia diplomi accademici di primo e secondo livello, master, diplomi di specializzazione e, oggi, anche dottorati di ricerca. I suoi titoli sono inseriti nel sistema nazionale dell’istruzione superiore e nel quadro europeo delle qualificazioni; la sua offerta formativa è costruita attraverso crediti formativi accademici, ordinamenti, regolamenti didattici, processi di accreditamento e procedure di valutazione. La ricerca artistica è ormai riconosciuta come una componente strutturale della missione delle istituzioni. Le attività di produzione artistica e di ricerca non costituiscono più un semplice corollario della didattica, ma rappresentano dimensioni qualificanti dell’identità accademica dell’AFAM.
Anche il recente Regolamento recante le procedure, i tempi e le modalità per la programmazione, lo sviluppo e la valutazione del sistema AFAM, presentato dal Ministro dell’Università e della Ricerca e approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, si muove chiaramente in questa direzione. Il nuovo impianto prevede programmazione strategica triennale, valutazione dei risultati, monitoraggio periodico affidato all’ANVUR, sistemi premiali collegati alla qualità della ricerca e della produzione artistica, nuove procedure di accreditamento e un Fondo unico per il finanziamento del sistema AFAM. Si tratta di un passaggio rilevante: il sistema AFAM viene progressivamente collocato all’interno delle politiche nazionali dell’alta formazione e della ricerca, secondo modelli sempre più vicini a quelli universitari. La direzione appare dunque chiara: più autonomia, più programmazione, più valutazione, più ricerca, maggiore integrazione con il sistema nazionale e internazionale dell’istruzione superiore.
Ma proprio qui emerge una contraddizione.
Mentre la normativa più recente riconosce all’AFAM una funzione sempre più accademica, alcune modalità di gestione del personale continuano a richiamare un modello organizzativo profondamente diverso.
Da una parte, l’AFAM viene chiamata a programmare la propria attività su base pluriennale, a definire strategie di sviluppo, a sottoporsi a processi di valutazione della qualità, a rafforzare la ricerca e la produzione artistica, a sviluppare l’internazionalizzazione e a costruire nuove forme di cooperazione istituzionale. Dall’altra, la funzione docente viene ancora descritta prevalentemente attraverso la logica del monte ore, della quantificazione delle attività, della verifica formale delle prestazioni e del controllo puntuale dei registri.
Non si tratta di negare la necessità di regole chiare, di trasparenza o di verifiche. Ogni istituzione pubblica deve poter accertare il corretto svolgimento delle attività e garantire il rispetto degli obblighi di servizio. Il punto è un altro: il sistema di controllo non può diventare il criterio principale attraverso cui definire la natura della funzione docente.
Nell’alta formazione, infatti, il lavoro del docente non coincide con la sola presenza in aula e non può essere compreso esclusivamente attraverso la somma delle ore di lezione.
La didattica accademica comprende progettazione dei percorsi formativi, preparazione dei materiali, aggiornamento scientifico e artistico, tutoraggio, orientamento, accompagnamento degli studenti, supervisione delle tesi, partecipazione alle commissioni, elaborazione di progetti, attività di ricerca, produzione artistica, collaborazione con enti culturali e istituzioni nazionali e internazionali.
Una parte significativa di queste attività non è riducibile a una semplice unità oraria e non può essere trattata come un’attività marginale o residuale rispetto alla didattica frontale.
Il rischio è quello di continuare a utilizzare strumenti amministrativi costruiti per un diverso modello istituzionale, mentre l’AFAM viene chiamata a svolgere funzioni proprie dell’università e della ricerca.
È questo il dualismo che oggi appare sempre più evidente, una sorta di Giano bifronte.
Da un lato, un’AFAM che cresce, si struttura e viene riconosciuta come sistema di alta formazione: diplomi accademici, dottorati, ricerca, accreditamento, valutazione ANVUR, programmazione strategica, internazionalizzazione, produzione artistica, qualità dell’offerta formativa. Dall’altro, un’AFAM che continua a essere amministrata, almeno in alcuni aspetti fondamentali, attraverso categorie e strumenti ereditati dall’impianto scolastico: centralità del monte ore, prevalenza della dimensione quantitativa, controllo della presenza, registrazione puntuale delle attività e distinzione rigida tra ore formalmente contabilizzabili e ulteriori obblighi di servizio.
Il risultato è un sistema che rischia di parlare due linguaggi diversi.
Il primo è quello dell’alta formazione, della ricerca e dell’autonomia accademica. Il secondo è quello dell’organizzazione scolastica, nel quale il tempo di lavoro rappresenta il principale parametro di definizione della funzione docente.
Questa sovrapposizione produce inevitabilmente incertezze. Da un lato si chiede ai docenti di assumere responsabilità sempre maggiori nella ricerca, nella progettazione, nella produzione artistica, nell’internazionalizzazione e nello sviluppo strategico delle istituzioni. Dall’altro, la rappresentazione amministrativa della loro funzione continua a essere fortemente concentrata sul numero delle ore e sulla verifica formale del loro svolgimento.
Non è soltanto una questione contrattuale. È una questione di identità istituzionale.
La specificità della docenza AFAM non può essere ricondotta esclusivamente alla didattica frontale.
Nelle istituzioni artistiche, musicali e coreutiche, il rapporto tra formazione, ricerca e produzione è particolarmente stretto. La preparazione di una lezione può richiedere attività di ricerca, sperimentazione artistica, studio delle fonti, elaborazione di repertori, progettazione laboratoriale e collaborazione con soggetti esterni.
La produzione artistica non è un’attività estranea alla didattica: spesso ne costituisce il presupposto, il laboratorio e il risultato. Allo stesso modo, la ricerca non può essere considerata un’aggiunta occasionale, perché rappresenta una delle condizioni necessarie per garantire qualità, innovazione e aggiornamento dell’offerta formativa.
La stessa evoluzione normativa del sistema conferma questa trasformazione. Le procedure di valutazione e programmazione non riguardano soltanto la quantità dell’offerta didattica, ma la qualità complessiva delle istituzioni, la ricerca, la produzione artistica, la sostenibilità, le strutture, i servizi agli studenti e la capacità di sviluppare strategie di crescita.
Se l’AFAM viene valutata come sistema di alta formazione e ricerca, anche la funzione dei suoi docenti deve essere letta secondo criteri coerenti con questa natura.
Il lavoro accademico non può essere ridotto a un cartellino virtuale.
La questione non riguarda l’opportunità di applicare le norme vigenti. Le disposizioni contrattuali e regolamentari devono essere rispettate e le istituzioni devono garantire la corretta organizzazione delle attività. Ma il rispetto delle norme non impedisce di interrogarsi sulla loro adeguatezza rispetto alla trasformazione del sistema. Anzi, proprio la crescita dell’AFAM rende necessario avviare una riflessione complessiva sull’assetto della docenza, sul riconoscimento della ricerca artistica e sulla definizione degli obblighi professionali. Non è più sufficiente aggiungere nuove funzioni a un modello costruito per un sistema diverso. Occorre verificare se gli strumenti attualmente disponibili siano realmente in grado di rappresentare la complessità del lavoro accademico. La programmazione strategica, la valutazione della qualità e la valorizzazione della ricerca richiedono un’evoluzione anche delle regole relative allo stato giuridico, alla carriera e agli obblighi del personale.
Il rischio, altrimenti, è quello di costruire un sistema formalmente universitario nelle sue finalità e nei suoi processi di valutazione, ma ancora scolastico nella disciplina del lavoro docente.
La recente nota ministeriale offre dunque l’occasione per affrontare una questione più ampia.
L’AFAM deve scegliere se completare il proprio percorso di riconoscimento come sistema autonomo di alta formazione, pienamente integrato con l’università e la ricerca, oppure continuare a convivere con un assetto ibrido nel quale innovazioni accademiche e permanenze scolastiche si sovrappongono senza una reale sintesi.
Il dualismo non può diventare una condizione permanente.
Non è possibile chiedere alle istituzioni AFAM di essere università quando si tratta di valutazione, ricerca, accreditamento, programmazione strategica, qualità e internazionalizzazione, per poi ricondurre la funzione docente a modelli organizzativi che appartengono a un diverso livello del sistema educativo.
La piena maturità dell’AFAM richiede coerenza.
Coerenza tra i titoli rilasciati e il riconoscimento professionale dei docenti.
Coerenza tra la centralità della ricerca e il suo effettivo riconoscimento nel lavoro accademico.
Coerenza tra l’autonomia delle istituzioni e le modalità attraverso cui vengono organizzate e controllate le attività.
Coerenza tra le procedure di valutazione proprie dell’alta formazione e lo stato giuridico del personale.
Le riforme degli ultimi anni hanno aperto una strada importante. Il nuovo regolamento sulla programmazione e sulla valutazione rappresenta un ulteriore passaggio verso un sistema più moderno, autonomo e integrato. Ma il processo non può fermarsi alla definizione delle strutture, degli ordinamenti e dei meccanismi di valutazione.
Occorre completare la riforma partendo anche dalla condizione professionale di chi ogni giorno rende possibile la formazione, la ricerca e la produzione artistica.
Le note d’estate, allora, non possono essere considerate soltanto documenti tecnici.
Possono diventare il punto di partenza per una domanda ormai non più rinviabile: quale AFAM vogliamo costruire?
Un sistema pienamente riconosciuto come alta formazione, capace di valorizzare la specificità della propria didattica, della ricerca e della produzione artistica? Oppure un sistema ancora sospeso tra università e scuola, nel quale le nuove funzioni accademiche continuano a convivere con vecchi modelli organizzativi? La risposta non può essere affidata a singoli chiarimenti amministrativi. Richiede una scelta politica e normativa chiara. Perché l’AFAM non ha bisogno di essere assimilata alla scuola, né di diventare una semplice copia dell’università. Ha bisogno di essere finalmente riconosciuta per ciò che è: un sistema autonomo di alta formazione, ricerca e produzione artistica dotato di una propria identità e di una piena dignità accademica.












