La bellezza dell’AFAM: il valore di un sistema che forma attraverso le arti

Parlare di AFAM significa parlare di alta formazione artistica, musicale, coreutica, del design e del restauro. Ma significa, prima ancora, parlare di persone, di luoghi, di esperienze e di una particolare idea di conoscenza: una conoscenza che non si limita a essere trasmessa, ma che prende forma attraverso la pratica, l’ascolto, la ricerca, la sperimentazione, l’interpretazione e la creazione. È questa, forse, la prima bellezza dell’AFAM. La bellezza di istituzioni nelle quali il sapere non è separato dal fare. Dove lo studio di un’opera, di una tecnica, di uno strumento, di un gesto o di un linguaggio diventa esperienza concreta; dove la formazione passa attraverso il rapporto quotidiano tra docenti e studenti; dove l’errore può diventare una tappa del processo creativo e la ricerca non è soltanto risposta a una domanda, ma spesso capacità di formularne di nuove.Nei Conservatori, nelle Accademie di Belle Arti, nelle Accademie Nazionali di Danza e di Arte Drammatica, negli ISIA e nelle altre istituzioni del sistema AFAM, si formano professionisti e artisti, ma si costruiscono anche comunità di conoscenza.Sono comunità spesso invisibili al grande pubblico. Eppure, ogni giorno, nelle aule, negli studi, nelle sale prova, nei laboratori, nelle biblioteche, negli archivi e negli spazi di produzione artistica, migliaia di studenti e docenti partecipano a un processo culturale che contribuisce in maniera sostanziale alla crescita del Paese.

 La prima ricchezza dell’AFAM sono le persone.
Gli studenti arrivano nelle nostre istituzioni con percorsi, culture, sensibilità e aspettative differenti. Portano con sé talenti ancora da scoprire, competenze da consolidare, domande alle quali non sempre è possibile rispondere attraverso percorsi prestabiliti. Il compito della formazione artistica è anche quello di accompagnare questa ricerca. Un docente AFAM non trasmette soltanto contenuti disciplinari. Insegna un metodo, orienta una ricerca, accompagna un processo di maturazione. In molti ambiti artistici, la relazione pedagogica assume una dimensione particolarmente intensa: si lavora insieme, si ascolta, si osserva, si corregge, si prova nuovamente. È una relazione che richiede competenza, responsabilità e tempo. Ed è proprio in questa dimensione umana che una parte essenziale della bellezza dell’AFAM trova la propria origine.

 Ci sono poi i luoghi.
Molte istituzioni AFAM custodiscono edifici storici, collezioni, strumenti, biblioteche, archivi, opere, documenti e patrimoni che appartengono alla storia culturale italiana. Ma un’istituzione AFAM non è soltanto il luogo nel quale il patrimonio viene conservato. È anche il luogo nel quale quel patrimonio torna a vivere. Un manoscritto studiato da uno studente, uno strumento storico analizzato durante una ricerca, un’opera esposta, un costume recuperato, un documento digitalizzato, una partitura eseguita, un archivio aperto alla consultazione: ogni volta che il patrimonio entra in relazione con una nuova generazione, esso acquista una nuova possibilità di futuro. Per questo la tutela e la valorizzazione del patrimonio delle istituzioni AFAM non possono essere considerate attività accessorie. Sono parte integrante della loro missione formativa e culturale.

L’AFAM è anche ricerca.
Una ricerca che assume forme diverse da quelle proprie di altri ambiti, ma che condivide con la ricerca scientifica la necessità di metodo, rigore, documentazione, confronto e capacità di produrre nuova conoscenza. La ricerca artistica può nascere da una pratica esecutiva, da un processo compositivo, da una sperimentazione progettuale, dall’analisi di una fonte, dal rapporto con un archivio, dall’uso di nuove tecnologie. Può interrogare il passato e, contemporaneamente, immaginare il futuro. È proprio questa pluralità a rappresentare una delle caratteristiche più preziose dell’AFAM: la possibilità di far dialogare ricerca teorica e pratica artistica, patrimonio e innovazione, tradizione e contemporaneità.

L’arte, per sua natura, non conosce confini rigidi.
La musica dialoga con la tecnologia, la danza con le arti visive, il teatro con la letteratura, il design con la ricerca scientifica, il patrimonio con le nuove forme della comunicazione digitale. Le istituzioni AFAM sono, o possono diventare sempre più, luoghi privilegiati di questa contaminazione. In un mondo nel quale le conoscenze tendono a essere sempre più specialistiche, l’AFAM ricorda che la creatività nasce spesso dall’incontro tra linguaggi differenti.
Per questo è importante rafforzare la collaborazione tra le istituzioni, favorire la mobilità, costruire progetti comuni, sviluppare reti nazionali e internazionali e creare occasioni nelle quali discipline e competenze possano incontrarsi.
Non per perdere le identità specifiche delle singole istituzioni, ma per valorizzarle attraverso il confronto.

Parlare della bellezza dell’AFAM, tuttavia, non significa ignorarne le difficoltà.
Significa, al contrario, riconoscere che ciò che è bello e prezioso deve essere adeguatamente sostenuto. Le istituzioni AFAM hanno bisogno di spazi adeguati, di risorse, di personale, di infrastrutture tecnologiche, di attenzione al patrimonio, di strumenti per la ricerca e di una governance capace di accompagnare processi di trasformazione ormai indispensabili. La crescita del sistema non può essere affidata soltanto alla capacità, spesso straordinaria, delle singole istituzioni e delle persone che vi lavorano. La bellezza ha bisogno di cura. E la cura, nel caso dell’AFAM, significa investire nella formazione, nella ricerca, nel patrimonio, nell’innovazione e nelle persone. Significa dare ai professori uno status giuridico degno del loro lavoro quotidiano. Significa riconoscere pienamente il ruolo che l’alta formazione artistica e musicale svolge nella società contemporanea.

 Forse la cosa più importante è che la bellezza dell’AFAM non appartiene soltanto al passato. Non è soltanto nei grandi patrimoni custoditi dalle nostre istituzioni, nelle opere che conserviamo, negli strumenti storici, negli archivi o nelle tradizioni che abbiamo ricevuto. È soprattutto nella possibilità di trasformare tutto questo in futuro. Ogni studente che entra in un Conservatorio o in un’Accademia porta con sé una domanda nuova. Ogni ricerca apre una prospettiva. Ogni progetto artistico produce un incontro. Ogni nuova interpretazione modifica, anche solo in parte, il modo nel quale guardiamo a ciò che già conosciamo. Questa è la forza dell’AFAM: custodire la memoria senza trasformarla in immobilità; preservare le tradizioni senza rinunciare alla sperimentazione; formare professionisti e, insieme, cittadini capaci di immaginare possibilità nuove.

La bellezza dell’AFAM è dunque una bellezza viva. È nelle mani di chi studia, negli occhi di chi insegna, nelle domande della ricerca, nei suoni che riempiono una sala, nei corpi che abitano uno spazio scenico, nelle immagini che prendono forma, nei progetti che nascono nei laboratori. È nei patrimoni che custodiamo e, soprattutto, nelle nuove generazioni alle quali li affidiamo. Raccontare l’AFAM significa allora raccontare tutto questo. Significa ricordare che l’arte non è soltanto una forma di espressione, ma anche una forma di conoscenza. E che formare attraverso l’arte significa contribuire a costruire una società capace non soltanto di conoscere e di produrre, ma anche di immaginare, comprendere e riconoscere la bellezza.