Fuori dal coro

Una salva di ovazioni ha accolto le tracce dei temi della maturità: uno dei pochi riti di passaggio superstiti – sempre meno cruenti, e sempre troppo ansiogeni per chi vi sia impegnato in prima persona – è tornato post Covid ad occupare le prime pagine dei quotidiani. Con una novità epocale: un tema, ohibò, sulla musica. SULLA MUSICA, cioè sull’unica materia latitante da sempre come un mafioso di vaglia dai programmi di tutte le scuole superiori, se escludiamo i licei musicali. Insomma, per chi prepara le tracce della maturità si può sparare sulla Croce Rossa, e scrivere sulla musica anche senza aver mai dedicato ad essa niente altro che l’ascolto distratto che si dà al sottofondo di note mentre si studia, o alle canzonette urlate che trapanano i cervelli sul bagnasciuga: certamente neppure un’ora di riflessione mirata e forte soltanto dell’ignoranza totale della letteratura scientifica sull’argomento, a differenza di quanto avviene per le tematiche storiche, letterarie e artistiche – core business di ogni liceo classico che si rispetti – per non parlare della giusta e doverosa attenzione dedicata lì e altrove alle materie scientifiche, quelle che portano impieghi prestigiosi e piogge di danari se si decide di abbracciarle fino alla laurea e oltre, finché morte non ci separi. Per la musica solo fuffa – la traccia docet – tanto la musica «non ha alcuna relazione col mondo reale», detto da qualcuno che, evidentemente, non conosce l’impatto soprattutto economico che ha Sanremo sui conti della RAI, e ignora quanto debba al melodramma la diffusione della lingua italiana all’estero, come pure tutto il resto di quel che lo stesso Sacks scrive nel suo bel libro. Il pressappochismo al potere, anzi allo svolgimento del tema di maturità, che è peggio, perché sdogana l’indifendibile. Noi ci tiriamo fuori dal coro. E poi ci meravigliamo di quel che lo Stato tollera per l’AFAM?

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