Con il Decreto Ministeriale n. 150 del 30 gennaio 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha approvato il Piano Triennale della Ricerca 2026-2028 (PTR) e il relativo cronoprogramma di attuazione, introducendo per la prima volta una programmazione pluriennale strutturata delle risorse destinate alla ricerca nazionale.
Per il settore AFAM, questo passaggio rappresenta un momento rilevante, ma pone anche interrogativi importanti sul riconoscimento pieno della specificità della ricerca artistica all’interno delle politiche nazionali della ricerca.
Il Piano Triennale della Ricerca nasce con l’obiettivo di garantire stabilità, continuità e prevedibilità ai finanziamenti, attraverso il nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca (FPR).
Nel quadro delineato dal decreto, il sistema della ricerca è pensato in modo unitario, includendo università, enti pubblici di ricerca e istituzioni AFAM, come previsto dalla normativa vigente.
Tuttavia, il PTR continua a fondarsi prevalentemente su strumenti, criteri e modelli di valutazione nati per la ricerca accademica tradizionale, con il rischio di non valorizzare adeguatamente le peculiarità della ricerca artistica, che si esprime attraverso pratiche, linguaggi, esiti e tempi diversi rispetto alla ricerca scientifica in senso stretto.
Nonostante le criticità strutturali, il Piano Triennale apre alcune opportunità potenziali anche per il comparto AFAM:
- accesso a una programmazione pluriennale delle risorse, superando la logica emergenziale e frammentata dei bandi;
- possibilità di partecipazione ai PRIN e ad altre linee di finanziamento nazionali, anche in forma interdisciplinare;
- rafforzamento delle sinergie tra AFAM, università, enti di ricerca e territorio, in particolare nei settori della produzione culturale, creativa e performativa;
- valorizzazione della dimensione internazionale e del collegamento con i programmi europei.
Perché queste opportunità diventino effettive, è però necessario che i bandi tengano conto della specificità della ricerca AFAM, sia in fase di progettazione sia nella valutazione dei risultati.
L’ANDA evidenzia come il PTR 2026-2028 non affronti in modo esplicito alcune questioni centrali per il sistema AFAM:
- l’assenza di linee di finanziamento dedicate alla ricerca artistica;
- criteri di valutazione spesso basati su indicatori bibliometrici e scientifici poco coerenti con le pratiche AFAM;
- la mancata definizione di un quadro stabile di riconoscimento della ricerca come parte integrante del carico di lavoro del personale docente AFAM;
- il rischio che le istituzioni AFAM restino marginali nella distribuzione delle risorse, pur essendo formalmente incluse nel sistema.
Senza correttivi mirati, la partecipazione AFAM rischia di rimanere formale più che sostanziale.
Il cronoprogramma allegato al decreto introduce un elemento positivo: tempi certi per la pubblicazione dei bandi, che dovranno avvenire entro il 30 aprile di ciascun anno del triennio.
Per le istituzioni AFAM, questo aspetto è cruciale per consentire una programmazione interna delle attività di ricerca, oggi spesso ostacolata dall’incertezza sulle tempistiche e sulla disponibilità delle risorse.
L’ANDA ritiene che il Piano Triennale della Ricerca 2026-2028 possa rappresentare un punto di svolta anche per il sistema AFAM, ma solo a condizione che:
- venga riconosciuta in modo chiaro la pari dignità della ricerca artistica rispetto a quella universitaria;
- siano introdotti strumenti di finanziamento e valutazione coerenti con le specificità AFAM;
- il MUR avvî un confronto strutturato con le rappresentanze del settore;
- la ricerca venga considerata parte integrante della missione istituzionale delle Accademie, dei Conservatori e degli ISIA.
Il rafforzamento del sistema AFAM passa anche dalla capacità di investire nella ricerca come produzione culturale, artistica e sociale, riconoscendone il valore strategico per il Paese.












