Un’estate afosa e una riforma che non arriva

Mentre il calendario ministeriale rallenta e le attività istituzionali si avviano verso la consueta pausa estiva, il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica resta sospeso in un clima di attesa e incertezza.

Tra i principali nodi irrisolti spiccano:

  • Lo status giuridico-economico dei docenti AFAM.
  • La riforma della governance: attesa da anni, resta ferma tra annunci e continui rinvî.
  • La valutazione e la programmazione: mancano criteri condivisi e strumenti efficaci per monitorare i risultati e i prodotti della ricerca per l’AFAM.
  • Il reclutamento e l’Abilitazione Artistica Nazionale: i bandi per l’accesso alla docenza restano episodici e frammentari in attesa dell’AAN che ancora non è partita.
  • La ricerca: nodo strategico ma ancora privo di un riconoscimento strutturale all’interno del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Mancano risorse stabili, criteri chiari di valutazione e strumenti adeguati per valorizzare la produzione artistico-scientifica.
  • La terza missione: spesso evocata nei documenti ufficiali, ma ancora priva di un reale supporto istituzionale sul piano della progettazione, del finanziamento e della valutazione degli impatti.

A fronte di queste criticità, l’impressione generale è quella di un sistema lasciato a se stesso, in cui le singole istituzioni tentano con fatica di supplire all’assenza di un indirizzo organico e generale. Si moltiplicano le progettualità locali, ma manca una cornice strategica, un investimento politico, una visione unitaria.

L’ANDA, anche in questi mesi, ha continuato a promuovere il confronto, a elaborare proposte, a rappresentare i docenti nei tavoli istituzionali e informali. Ma è evidente che la battaglia per il riconoscimento pieno dell’AFAM come comparto dell’istruzione superiore non può essere delegata solo a chi opera volontariamente. Serve una mobilitazione più ampia, un coinvolgimento diretto delle comunità accademiche, e un’assunzione di responsabilità da parte del MUR e della politica.

Un’estate afosa, dunque, non solo sul piano climatico. Ma anche nella temperatura politico-ministeriale di un settore che da troppo tempo attende, inascoltato, le riforme promesse.

E ora… buone vacanze!

A chi va al mare, a chi in montagna, a chi resta in città a scrivere progetti per bandi dell’ultimo minuto. A chi spera ancora in una riforma e a chi ormai non ci spera più. A chi prepara l’anno accademico con passione e a chi lo affronta con rassegnazione. A tutti, senza distinzione, auguriamo buone vacanze. Che siano almeno più concrete delle riforme promesse.