Il d.P.R. 24 aprile 2024, n. 83 avrebbe dovuto segnare una svolta nel sistema di reclutamento dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica. A oltre due anni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, tuttavia, la parte più qualificante della riforma resta ancora sulla carta: l’Abilitazione Artistica Nazionale (AAN) non è mai stata attivata. E il ritardo nella sua attuazione sta contribuendo a perpetuare, e in alcuni casi ad alimentare, il precariato che la riforma avrebbe dovuto contribuire a superare.
Il regolamento sul reclutamento, entrato in vigore il 5 luglio 2024 e applicabile dall’anno accademico 2025/2026, ha introdotto l’Abilitazione Artistica Nazionale come requisito per l’accesso alle procedure di reclutamento a tempo indeterminato del personale docente e ricercatore. L’impianto riprendeva esplicitamente il modello dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) già sperimentato nel sistema universitario.
L’obiettivo dichiarato era quello di superare, a distanza di venticinque anni dalla legge istitutiva del sistema AFAM, le precedenti modalità di reclutamento e costruire un percorso nazionale e uniforme per l’accesso alla docenza e alla ricerca, fondato sul riconoscimento di una qualificazione artistica e scientifica preliminare rispetto al concorso per l’assunzione.
Nel corso del 2025 sono stati effettivamente compiuti alcuni passaggi importanti in questa direzione. Il decreto ministeriale n. 128 del 2025 ha aggiornato i settori artistico-disciplinari, riducendoli da circa 400 a 127, e sono stati successivamente definiti i relativi profili disciplinari. Si è trattato di un lavoro tecnico significativo, indispensabile per rendere concretamente possibile l’avvio dell’AAN. Ma proprio qui emerge il nodo centrale: nonostante questi adempimenti, la prima procedura di abilitazione non è ancora stata bandita.
Una fase transitoria diventata permanente
Il regolamento aveva previsto, all’articolo 17, comma 11, una disciplina transitoria destinata ad accompagnare il passaggio al nuovo sistema. In attesa dell’entrata a regime dell’AAN, le assunzioni a tempo indeterminato possono continuare ad attingere alle graduatorie nazionali preesistenti – GET, GNE e le altre liste formatesi attraverso le diverse disposizioni legislative succedutesi nel tempo.
Si trattava, nelle intenzioni, di un ponte verso il nuovo sistema. Un meccanismo necessariamente temporaneo, pensato per evitare un vuoto nel reclutamento durante la fase di transizione.
Il problema è che questa transizione non sembra avere una fine. In assenza di una data certa per l’avvio dell’AAN, ciò che doveva rappresentare un’eccezione rischia di trasformarsi nella modalità ordinaria di accesso alla docenza di ruolo. E così il sistema continua a fare affidamento su strumenti nati in contesti differenti, senza poter contare sul nuovo meccanismo nazionale di qualificazione artistica e scientifica che avrebbe dovuto garantire maggiore uniformità e trasparenza.
A questo si aggiunge il problema delle risorse. Il DPCM che ha autorizzato la spesa per le assunzioni a tempo indeterminato relative all’anno accademico 2025/2026 è stato firmato soltanto il 4 febbraio 2026, quando l’anno accademico era già ampiamente iniziato. Il provvedimento si inserisce, inoltre, in un quadro caratterizzato dal ridimensionamento strutturale della dotazione organica nazionale, conseguente al taglio del 25% del budget assunzionale disposto dalla legge di bilancio 2025.
Il risultato è un sistema nel quale, mentre il nuovo modello di reclutamento rimane ancora inattivo, anche le condizioni finanziarie per procedere alle assunzioni risultano fortemente condizionate.
Il paradosso dell’Università
C’è poi un elemento che rende il ritardo dell’AFAM ancora più difficile da comprendere.
L’Abilitazione Artistica Nazionale è stata costruita prendendo come riferimento l’Abilitazione Scientifica Nazionale universitaria. Ma proprio quel modello, nel frattempo, è stato messo in discussione dal legislatore.
Il 7 luglio 2026 la Camera ha approvato in via definitiva la riforma del reclutamento universitario, che supera l’ASN introdotta dalla legge 240/2010 e ne modifica radicalmente l’impianto, sostituendola con un sistema basato sull’autocertificazione dei requisiti di produttività scientifica da parte del candidato nell’ambito del concorso locale.
Il paradosso è evidente: mentre l’AFAM attende ancora la prima procedura di Abilitazione Artistica Nazionale, costruita proprio sul modello dell’ASN universitaria, l’Università ha già deciso di superare quel modello dopo quindici anni di applicazione.
Non significa necessariamente che l’AFAM debba rinunciare all’idea di una qualificazione nazionale. Significa, però, che non sarebbe ragionevole procedere con un’applicazione meccanica e tardiva di un sistema che il legislatore ha contemporaneamente ritenuto necessario riformare in ambito universitario. Prima di attivare l’AAN, sarebbe quindi opportuno interrogarsi sulla sua architettura e sulla sua effettiva capacità di rispondere alle esigenze specifiche del comparto artistico, musicale e coreutico.
I canali transitori che sono diventati la normalità
Nel frattempo, il reclutamento a tempo indeterminato nelle istituzioni AFAM continua a passare prevalentemente attraverso i canali transitori.
I concorsi di sede disciplinati dal DM 180/2023 e le procedure riservate, concepiti come strumenti temporanei “in attesa dell’abilitazione artistica nazionale”, si sono susseguiti per più anni accademici: 2023/2024, 2024/2025 e 2025/2026. Anche le indicazioni relative al reclutamento per l’anno accademico 2026/2027 confermano il ricorso a questi strumenti, insieme alle graduatorie nazionali storiche.
Il rischio è che si stia consolidando un vero e proprio sistema parallelo di reclutamento. Un sistema nel quale le procedure possono variare da istituzione a istituzione, con commissioni di sede, criteri e modalità di valutazione differenti. Esattamente il contrario di ciò che una procedura nazionale avrebbe dovuto contribuire a garantire.
La questione non riguarda soltanto la forma delle procedure. Quando l’accesso alla docenza di ruolo dipende per anni da meccanismi transitori, si determina una forte disomogeneità nelle opportunità di reclutamento e si rende più difficile costruire un percorso chiaro e prevedibile per chi da anni lavora nelle istituzioni AFAM.
Il precariato che la riforma avrebbe dovuto ridurre
Gli effetti di questo immobilismo sono ormai evidenti. Gli accordi intervenuti con il MUR nella fase di avvio della riforma prevedevano la copertura di molteplici posti a tempo determinato presenti prima dell’entrata in vigore del d.P.R. 83/2024. Quell’obiettivo è rimasto in larga parte disatteso. Le stime più recenti indicano infatti in diverse migliaia le docenti e i docenti che, nelle 102 istituzioni AFAM statali, continuano a lavorare con contratti a termine.
Non siamo quindi di fronte a un fenomeno marginale o circoscritto. Si tratta della sovrapposizione di più generazioni di precariato: personale che da anni garantisce la continuità della didattica e della ricerca nelle istituzioni AFAM senza poter contare su un percorso stabile e trasparente verso il ruolo.
Il paradosso è particolarmente significativo. Una riforma nata anche con l’obiettivo di superare le distorsioni determinate dal ricorso alle graduatorie e dalle diverse stratificazioni normative rischia, proprio a causa della sua incompleta attuazione, di riprodurre quelle stesse distorsioni.
Che cosa serve adesso
A oggi non risulta ancora pubblicato il quadro attuativo necessario a consentire l’avvio della prima procedura di AAN, con la definizione delle commissioni, dei criteri di valutazione e delle relative tempistiche.
È quindi necessario che il Ministero assuma una decisione chiara e renda pubblico un cronoprogramma credibile. Se l’Abilitazione Artistica Nazionale deve essere realmente il nuovo strumento di qualificazione e accesso alla docenza, occorre procedere in tempi certi alla pubblicazione dei decreti attuativi e all’indizione della prima tornata. Se, invece, il modello deve essere ripensato alla luce della riforma intervenuta in ambito universitario, è necessario dirlo apertamente e avviare una discussione su un sistema alternativo.
Quello che non appare più sostenibile è il mantenimento indefinito dell’attuale fase transitoria.
Serve inoltre superare il ricorso sistematico al DM 180/2023 e alle procedure riservate come strumenti ordinari di reclutamento, riconoscendone finalmente la natura emergenziale e temporanea. Parallelamente, è necessario un piano straordinario di stabilizzazione per il personale precario storico, che non può essere lasciato in attesa della piena entrata a regime dell’AAN quando e qualora ci sarà.
Altrettanto importante è garantire una maggiore trasparenza sui dati. Il MUR dovrebbe rendere disponibili in maniera sistematica e facilmente accessibile i dati nazionali relativi a organici, cessazioni, posti disponibili, assunzioni e personale precario. Senza un quadro informativo completo è infatti difficile valutare l’effettiva portata del fenomeno e programmare politiche di reclutamento adeguate.
Infine, qualsiasi riforma del reclutamento rischia di rimanere incompleta se non è accompagnata da un adeguato finanziamento della dotazione organica. Il sistema AFAM non può essere chiamato a ridurre il precariato mentre, contemporaneamente, il budget destinato alle assunzioni viene sottoposto a tagli strutturali.
La riforma del reclutamento avrebbe potuto rappresentare per l’AFAM l’occasione per costruire finalmente un sistema nazionale, trasparente e fondato sulla qualificazione artistica e scientifica. A oltre due anni dal d.P.R. 83/2024, però, l’Abilitazione Artistica Nazionale resta ancora una promessa non attuata.
E mentre si attende l’avvio di una procedura modellata sull’esperienza universitaria, proprio l’Università ha scelto di superare quel modello. Il rischio, per l’AFAM, è dunque quello di arrivare tardi all’appuntamento con una riforma che, nel frattempo, potrebbe essere già diventata vecchia.
A pagare il prezzo di questa incertezza sono soprattutto le professoresse e i professori precari, ma anche le istituzioni. Per questo il tema non può più essere rinviato: occorre decidere quale sistema di reclutamento si vuole per l’AFAM e, soprattutto, attuarlo.












