Se non ora, quando?

La Ministra dell’Università, Maria Cristina Messa, ha risposto alla lettera dell’Associazione Nazionale Docenti AFAM (ANDA).

Diamo atto alla Ministra di cortesia e sincerità. Non possiamo però nascondere la delusione che fa seguito alle tante speranze che sembrava dovessero concretarsi nello scorso mese di dicembre 2021 in fase di Legge di Bilancio, di cui il MUR si era fatto portatore, e che sono state cancellate con un tratto di penna in una notte. La Ministra, nella sua missiva, riconosce il nodo del trattamento giuridico-economico dei docenti AFAM e afferma di aver tentato di superarlo, ma ammette che  «la proposta del fondo perequativo non ha incontrato il favorevole avviso di tutte le altre amministrazioni aventi competenze sul trattamento giuridico ed economico dei dipendenti pubblici, in ragione, tra l’altro, della non piena condivisione della volontà di iniziare un percorso di perequazione con categorie, quali quelle dei docenti universitari, ritenute non ancora, sotto vari profili, assimilabili al personale delle istituzioni AFAM».

Se il fondo perequativo fosse stato approvato sarebbe stato un segnale importantissimo per il nostro settore, come pure il ventilato aumento dell’età pensionabile, da 67 a 70 anni, per chi ne avesse fatto richiesta. La Ministra professa, dunque, «la volontà di concludere le riforme ordinamentali che questo Ministero sta portando avanti e che costituiranno la prova oggettiva di una reale equiparazione al settore universitario: ci si riferisce all’introduzione del reclutamento in base all’abilitazione artistica nazionale e della figura del ricercatore; alla definitiva disciplina dei dottorati di ricerca ed ad una rinnovata disciplina della didattica; e, soprattutto, alla realizzazione di un meccanismo di valutazione attestato su standard e parametri davvero assimilabili a quello del settore universitario».

Bene, ma non comprendiamo come tutto questo possa costruirsi sulla base dell’attuale trattamento economico. Il pericolo di ricadere nell’inerzia degli ultimi vent’anni non è mai stato così elevato: non dimentichiamo che a fine ottobre si è votato online per il CNAM – dopo quasi un decennio – e che finora gli eletti non sono ancora stati proclamati. Perché questa attesa? Come ANDA, non possiamo far altro che vigilare attentamente sulle rassicurazioni della Ministra e continuare a stimolare il MUR per la piena attuazione della riforma dell’AFAM. Ad onta dei suoi risultati, l’AFAM subisce questa “terra di nessuno”, ma di certo non ne è la causa.

 

 

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