A volte basta poco

Abbiamo più volte messo in evidenza la condizione kafkiana dei professori AFAM. Chi in Europa insegna musica e arte, rilasciando titoli di studio di grado più elevato delle scuole secondarie di secondo livello, afferisce all’Università. In Italia i docenti non soltanto non lo fanno, ma non rientrano neppure nel mondo della scuola propriamente detto, risultando di fatto tra color che son sospesi in una sorta di limbo. Tutto questo mentre sono chiamati a partecipare ai progetti PRIN e si preparano l’ingresso nel mondo dei dottorati di ricerca seguendo il dettato della legge 508/99, lasciata finora inattuata, che da quasi un quarto di secolo prevede un simile passaggio.

Recentemente abbiamo ottenuto una piccola vittoria, a prezzo di una lunga battaglia: l’allungamento dell’età pensionabile, per chi ne faccia richiesta, secondo una possibilità da sempre offerta ai professori universitari. C’è però ancora molto da fare, e tanto da chiedere. Per esempio, nell’Università è normale che i docenti accedano alla cosiddetta «mobilità orizzontale», al passaggio cioè da un Settore Scientifico Disciplinare, se il curriculum scientifico del candidato lo consente. Niente del genere, però, esiste nel mondo AFAM. Eppure l’attuale sistema di reclutamento, che negli ultimi trent’anni si è affidato soltanto alle graduatorie e mai ai concorsi, ha generato infinite storture, non ultima il fatto che molti presentavano domande per ricoprire cattedre carenti di candidature e guadagnare uno stipendio purchessia, a fronte di curricula che avrebbero potuto meritar loro altre posizioni prive però di spazi di inserimento. Nei prossimi anni un gran numero di colleghi andranno in pensione e tanti giochi si riapriranno. Perché non pensare di permettere ai colleghi che lo vogliano di focalizzare al meglio la loro carriera accademica, esattamente come si fa per l’Università? Sarebbe una riforma a costo zero migliorativa della vita accademica di molti, migliorativa anche per le stesse istituzioni. Certo, sul passaggio da un SSD a un altro vigila il CUN, com’è giusto che sia. Per l’AFAM dovrebbe vigilare il CNAM: organismo per il quale abbiamo votato ad ottobre 2021 dopo un decennio di sospensione, ma i cui componenti non sono stati ancora proclamati, senza che il MUR abbia mai giustificato una simile inadempienza. Basterebbe poco, insomma, se soltanto si volesse.

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